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Articoli dello Studio

Media, Privacy e Imprese 

(a cura dell'Avv. Rosario Rao)

E' innegabile che la diffusione di ogni genere di informazione e comunicazione transiti in rete.
Qualsiasi tipo di dato,video, audio, e-mail, e-commerce, carte di credito,applicativi file sharing etc etc e digitale si misura nel quotidiano con le regole giuridiche dei vari e diversi ordinamenti. Valgono, infatti, per il web le stesse leggi del mondo reale.
A volte però non se ne coglie l'importanza e si ritiene che la rete sia una sorta di zona franca.
Agevolata, a dirla tutta, da un vuoto normativo per interi comparti, dalla mancanza di controlli e regole uniche per tutti gli internauti,e, in alcuni casi, dall'incertezza giuridica.
Per fare un esempio: se scarico un film (gratuitamente), è come se andassi al cinema senza passare dalla biglietteria.
In entrambi i casi ci sono di mezzo i diritti d'autore: vedo il film e non pago.
La questione si complica quando il gestore ISP (provider) viene invitato dal titolare dei diritti d'autore a fornire il mio indirizzo IP.
E a fronte del suo rifiuto, il titolare del diritto decida di rivolgersi all'Autorità Giudiziaria.
Si tratta,quindi, di privacy; l'indirizzo IP da cui effettuo la connessione è considerato un dato personale, che implica la risoluzioni di problemi complessi,In rapporto alla legge d'autore.
Nel caso in commento (Scarlett), alla Corte di Giustizia in via pregiudiziale era stato richiesto di sapere:
se il diritto dell'Unione consentiva al giudice nazionale di ingiungere al fornitore (internet ISP) di predisporre un meccanismo di filtro e blocco (preventivo e generalizzato) per tutte le comunicazioni elettroniche al fine di identificare i download dei files.
La vicenda nasceva dalla richiesta di una società di diritto Belga al Tribunale di prima istanza di Bruxelles.
Al quale lamentava che i clienti dell'ISP (provider) usufruissero da (peer-to-peer) delle opere musicali contenute nel loro catalogo, senza autorizzazione e senza pagare i diritti.
Ne chiedeva l'inibitoria e la cessazione delle violazioni della legge d'autore.
Il Tribunale di prima istanza accoglieva la domanda e condannava il gestore del servizio (ISP) a bloccare lo scambio dei file.
La Corte di Giustizia, accoglieva l'appello proposto dal gestore ISP, sottolineando come il complesso e costoso sistema di blocco e filtro non fosse in linea col principio della libertà di impresa.
Quanto alla privacy, osservavano i giudici che l'analisi del filtraggio non si limitasse agli ISP coinvolti, ma a tutti i soggetti fruitori del servizio.
Con conseguente accesso a tutti i dati contenuti e all'individuazione di tutti gli indirizzi IP degli utenti.
Il che pregiudicava i dati personali, la libertà di ricevere e di comunicare informazioni cui agli articoli 8,11 Carta dei diritti fondamentali.
Il giusto equilibrio fra i diritti in contesa –privacy e diritto d'autore- libertà d'impresa-, è certamente un segnale importante.
In assenza di un sistema giuridico globale, è auspicabile che nessuno abbia il sopravvento sull'altro.

Roma, 31 maggio 2013

Giustizia Civile 

autore: Rosario Rao

E' notorio che l'inefficienza del sistema sia dovuta all'alta litigiosità e alla mancanza di risorse che generano la lentezza dei processi e l'arretrato del contenzioso, con inevitabili pronunce di condanna da parte dell'UE.
Non è chiaro, tuttavia, come mai il pianeta civile sia ciclicamente il solo destinatario di norme "deflattive" e perché mai si vada sempre nella stessa direzione.
Ignorando la debacle del quesito di diritto (2006) e quella della mediazione obbligatoria.
Insomma,se il problema da risolvere, senza troppi giri di parole, è quello dell'eccessivo carico di lavoro per i giudici, bisogna trovare atre strade, che incidano sull'arretrato del contenzioso, ne riducano i tempi del giudizio e avviino il Processo Telematico.
Da tredici anni al passo e, salvo rari esempi da esportare come modello (Torino e Milano), limitato oggi alle sole comunicazioni di sistema.
In tale scenario anche le recenti norme del decreto sviluppo (360 cpc c 1 n. 5 348 bis cpc), non colgono nel segno.
Anzi, il rischio è che il carico di lavoro aumenti, mettendo a serio rischio proprio la durata dei processi.
Prevista: in tre anni per il primo grado, due per l'appello e uno per la cassazione.
Seppur scettici sulla scelta del legislatore,registriamo l'ennesima mini riforma processuale civile , (342 , 348 bis, 348 ter, 360 c 1 n 5 434, e 436 bis cpc),che incide sulla nuova struttura dei mezzi d'impugnazione.
Il che, anche a giudicare dalle prime pronunce d'inammissibilità dei giudici di merito,comporta almeno per il momento un cambiamento di cui tocca tener conto,ma che molto difficilmente raggiungerà l'obiettivo sperato. (C.A. Milano, C.A. Salerno C. A. Roma e Trib. Vasto). Per una visione di questi due ultimi provvedimenti consultare il link http://www.professionegiustizia.it/notizie/notizia.asp?id=212 .

Roma, 2 maggio 2013          

Riforma e negata giustizia quale futuro?

autore: Rosario Rao

La riforma forense in parte ancora da attuare e lo scenario critico del momento non suggeriscono salti di gioia. Anche se è forte la consapevolezza che si sia persa l'occasione per cambiare e innovare radicalmente, favorendo il lavoro e la ripresa.
Nella speranza che su tariffe, accordi, pubblicità, incompatibilità, società professionali e sul resto, in generale, si guardi rapidamente al futuro; si registra, il consolidamento "rafforzato" delle istituzioni. Cosa in sé che va salutata con successo a giudicare dal fallito golpe di azzerarli. Ma che necessita un cambiamento di mentalità che spinga per il bene comune "dell'Avvocatura" e del Cittadino e al contempo crei e sviluppi nuove risorse e opportunità di lavoro.
Nel segno delle liberalizzazioni, di fatto già attuate e non da un giorno, si è consumata sotto gli occhi di tutti una dolorosa quanto sostanziale crisi del settore e del lavoro di cui ora abbiamo toccato il fondo.
Ulteriormente aggravata dall'aumento dei costi di contributo; e da bizantinismi sui vari (filtri); i cui (fini) intenti deflattivi scoraggiando e negando l'accesso alla giustizia, non si conciliano con i valori di un Paese civile.
Interrogarsi sulle responsabilità di come si sia arrivati a tanto serve a poco.
Ma far quadrato sì. Per dare senso alla figura dell'avvocato rivendicandone il valore (esclusivo)riconosciuto dalla nostra Costituzione (24).
E' giunta l'ora di facilitare e non negare l'accesso alla giustizia, di renderla celere, gratuita, accessibile e senza filtri a tutti e di ridefinire i confini della competenza forense.
Ampliandone l'area e i settori di riferimento, estendendo la funzione anche a quella giudiziale specie nella materia esecutiva e accertativa, e riprendersi gli interi comparti sottratti nel corso degli anni.
Siano legittimate le Istituzioni a farsi carico dei problemi e a risolverli prima che sia troppo tardi. Serve la loro solidarietà in tutti i sensi con politiche attive a sostegno della categoria unita.

Roma, 16 aprile 2013

Avvocati Associati RAO & GURRIERI

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